I GIARDINI PUBBLICI DI TAORMINA – UN PARCO DELLE DELIZIE

La meravigliosa vista dal parco “Duca di Cesarò”, con la costa ionica e l’Etna nascosta tra le nuvole

Lungo i secoli diverse popolazioni straniere hanno modificato e forgiato la storia della Sicilia: i greci, gli arabi, i normanni, gli spagnoli, si stabilirono in Sicilia e unendosi con le popolazioni precedenti, e creando forme originali di cultura e arte, come si può vedere ad esempio nella bellissima architettura dei città come Palermo. In un piccolo paese come Taormina però, l’eredità delle culture straniere si è tramandata in particolare grazie ad alcuni individui che hanno scelto questa località per lunghi soggiorni o per viverci, principalmente per il suo paesaggio unico. La storia di uno dei posti più belli di Taormina è inestricabilmente legata alla vita di una donna scozzese, Florence Trevelyan. Questo luogo è il giardino pubblico, o come viene chiamato dalla gente di Taormina: “la villa”.

Natura e architettura nel parco

DESCRIZIONE E COME TROVARE I GIARDINI

I giardini pubblici si trovano al limite del centro abitato di Taormina, lungo il bordo della collina, come una lunga terrazza affacciata sull’Etna e la costa ionica che va verso Giardini e Riposto. Vi sono tre diversi ingressi, uno in via Roma e due in via Bagnoli Croci. Esplorare i giardini pubblici è un’attività piacevole soprattutto nei giorni di sole durante la primavera e l’estate, quando i numerosi alberi offrono ombra e aria fresca. Accanto ai giardini c’è anche un club del tennis molto attivo con 3 campi. I giardini ospitano una varietà di piante ed alberi sia locali che esotici e alcuni oggetti della seconda guerra mondiale. Molti ulivi che fiancheggiano la passerella all’ingresso di via Roma recano targhe con i nomi dei soldati morti nella prima e nella seconda guerra mondiale. Nel centro dei giardini c’è una piccola vasca di forma circolare piena di pesci rossi, con una bella fontana adornata da piante al centro, mentre in alcune zone dei giardini si trovane delle gabbie, al cui interno un tempo si trovavano degli animali: oggi ci sono alcuni pappagalli colorati in alcune delle gabbie più grandi. All’ingresso principale di via Bagnoli Croci e vicino alla vasca si trovano alcuni pannelli informativi che illustrano la storia di questo parco e delle piante che vi si trovano.

Uno dei “beehives”, anche chiamati “follie Vittoriane” all’interno del parco Duca di Cesarò
La villa è abbellita da molti dettagli come questo vaso di fiori

 

 

 

 

STORIA DEL PARCO

Come già accennato, la storia di questo bellissimo parco è legata a un’interessante donna scozzese nata nel 1852 e trasferitasi a vivere a Taormina verso la fine degli anni ’70: Florence Trevelyan acquistò questo appezzamento di terreno, precedentemente utilizzato per la produzione agricola, e durante i successivi 25 anni lo trasformò in un parco, ispirato dalla natura locale e da suggestioni esotiche. Grazie anche alla sua esperienza in botanica, fu in grado di creare un giardino unico, connesso alla sua casa, che chiamò “Hallington Siculo” dal nome di un parco in cui passò molto tempo. Dopo la sua morte nel 1907, suo marito ereditò il giardino, che in seguito passò ad alcuni parenti di Firenze, fino a quando non divenne proprietà del comune nel 1923. Il nome attuale del parco è “Parco Giovanni Colonna Duca di Cesarò”: il Duca di Cesarò, Giovanni Colonna, ministro delle Poste e del Telegrafo, nel 1923 autorizzò l’espropriazione del parco per uso pubblico: i cittadini riconoscenti decisero dunque di dedicare il nome di questo parco alla sua memoria.

Una strelitzia dai colori vivaci, pianta conosciuta anche come “uccello del paradiso”

CARATTERISTICHE UNICHE DEL PARCO

Quando Florence Trevelyan trasformò i campi nel parco che possiamo vedere oggi, progettò anche un gruppo di edifici, realizzati con pietre, legno e mattoni, chiamati “alveari” o anche “follie vittoriane”. Durante la vostra visita nel parco ne vedrete molti, con il loro aspetto caratteristico, uno strano mix di diversi stili architettonici, che combina lo stile gotico, romanico e rococò con il concetto della pagoda orientale. Questi edifici aperti sono stati creati a fini puramente ornamentali, come decorazioni per abbellire il parco, anche se a quanto pare venivano utilizzati da Florence per sedersi, leggere e probabilmente far accomodare ospiti speciali. Un’altra caratteristica originale di questo parco è il “cromlech”, un piccolo giardino in pietra costituito di piccoli menhir e dolmen, ispirato ai siti megalitici, che Lady Trevelyan ha voluto costruire come monumento funebre per commemorare i suoi cinque cani. Camminando nel parco, si possono osservare anche alcuni cimeli della prima e della seconda guerra mondiale: entrando nel cancello di via Roma, una lunga passerella è fiancheggiata da ulivi con targhe con i nomi dei soldati morti durante le guerre. Un cannone austro-ungarico e una copia di un siluro utilizzato nella seconda guerra mondiale si trovavano l’uno accanto all’altro in una larga piazza dove è collocato anche il monumento ai caduti.

La fontana con i pesci rossi

FLORENCE TREVELYAN

Raccontando la storia dei giardini pubblici a Taormina vale la pena spendere qualche parola sulla interessantissima vita della fondatrice, Florence Trevelyan, che ha avuto grande influenza sulla storia di Taormina. Nata nei pressi di Newcastle upon Tyne nel 1852 e rimasta orfana a due anni a causa del suicidio del padre, Florence e sua madre, cugina della regina Vittoria, si trasferirono con la corte nella campagna scozzese vicino a Edimburgo in seguito alla morte del re. Durante questo periodo della sua vita imparò direttamente dalla Regina molte cose sulla botanica e sulla cura degli animali. Nel 1877 iniziò con la cugina un lungo viaggio, che durò circa due anni, durante i quali visitò molti paesi dall’India all’Australia e al Maghreb, e descrisse i suoi viaggi in lettere che scrisse al cugino, ministro delle finanze e governatore di Madras. Si trasferì infine a Taormina quando aveva 27 anni, per mai più tornare nel Regno Unito, dal quale fu praticamente cacciata a causa di una presunta relazione con Edoardo VII, che all’epoca era già sposato. Incontrò il futuro marito, il medico Salvatore Cacciola, mentre cercava un veterinario per uno dei suoi cani che era malato. Pioniera della conservazione della natura, dopo il matrimonio con Salvatore Cacciola comprò e trasformò molte terre, tra cui anche l’Isola Bella, si adoperò per costituire le doti per le ragazze povere di Taormina in modo che potessero sposarsi, e finanziò persino Oscar Wilde quando fu imprigionato. La sua ultima volontà fu quella di essere sepolta in un luogo a lei caro, a Monte Venere, una montagna proprio sopra Castelmola dove passeggiava e passava spesso del tempo. Questa località è oggi conosciuta come “francisa”, la francese, perché all’epoca tutti gli stranieri venivano chiamati così.
Oggi, in una delle piccole piazzette dei Giardini Pubblici, si può vedere un busto in bronzo di Lady Trevelyan, dove ancora oggi è possibile trovare dei fiori, segno che la sua memoria è ancora viva nel cuore dei Taorminesi.

Una palma e uno dei “beehives” o Follie Vittoriane, voluto da Florence Trevelyan per decorare i giardini